Lo scemo del villaggio

La sua casa è una tenda canadese di colore beige militare all’interno dell’officina abbandonata in fondo al binario morto della ferrovia. Il suo letto un sacco a pelo verde, dormito da altri sogni che si sovrappongono ai suoi. La sua ricchezza apparente sono due biciclette; la sua preferita è la blu e rossa che non usa comunque mai, al pari della bicicletta grigia da uomo. La sua vera ricchezza starebbe nel suo cuore eppure non si è ricchi se nessun estraneo vede la camera del tesoro

Lui passa il suo tempo alla stazione in attesa della partenza dell’ultimo treno perché a lui importa solo di quello: il viaggio di chi finisce il lavoro, di chi torna a una casa vera, a una famiglia che non sia il vecchio meccanico che finge di non vedere la tenda dello scemo nella vecchia officina

Lui ascolta di tutto da tutti, beve della loro vita e si nutre dei loro sogni come fossero suoi, quasi volesse assaggiare il sapore delle speranze compagne del viaggio alla normalità banale e rassicurante che allo scemo non è stato permesso vivere. Tutti loro parlano con lui, aspettando il treno raccontano le loro giornate come si farebbe al compagno di sedile. Il compagno scemo del villaggio aspetta con paura la partenza dell’ultimo treno e inizia a soffrire quando i suoi occhi non incrociano più altri occhi, quando il tramonto di una contingente socialità lascia posto alla notte della solitudine

Lo scemo inizia a lacrimare in dignitoso silenzio quando la coda dell’ultimo vagone ha abbandonato l’orizzonte e la voce nella sua testa malata inizia a ripetere il solito mantra che lo accompagna al suo lurido sacco a pelo: sei solo, sei solo e disperatamente solo

Solo a questo punto smetto di correre, torno sui miei passi, chiudo la cerniera della tenda e piangendo mi ripeto che sono solo, solo e disperatamente solo

 

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Normale degrado

Educatrice di un centro di recupero sequestrata, umiliata e violentata dal branco composto (o meglio, scomposto) da 4 minorenni. Sostanzialmente, la stessa paradossale situazione di un cuoco che si intossica seriamente con le proprie ricette. Insomma, un paio di domande sulla reale utilità di questi centri e di cosa effettivamente recuperino, me le sto facendo

Inoltre, sarebbe utile capire in che ambienti e con quali difficoltà stiano operando gli educatori. Spesso, i secondini fanno una vita qualitativamente peggiore dei detenuti

L’Europa dei perdenti in villeggiatura

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Se fossero un gruppo musicale potrebbero chiamarsi solamente  “Carisma Zero”

Ventotene, agosto 2016
Vorrei leggere i libri di storia tra qualche secolo, ammesso che la storia si completi e prosegua, per vedere se e quali testi riporteranno i nomi di questo trio delle meraviglie. Sulle rovine fumanti di questa Europa immobile, derisa e debole, la politica brilla per la totale assenza. Il nostro continente è attualmente governato dalla sola banca centrale e da un’economia, centralizzata e suicida, che favorisce unicamente uno stato su 28. La situazione “antropologica” non è molto diversa da quella precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale anzi, una guerra è in corso da almeno 8 anni; senza evidenti macerie ma con morti, gente alla fame che rovista nella spazzatura, mercato nero, case e fabbriche abbandonate.

La vera emergenza non si chiama solo Isis, stato islamico, shaaria o burqa: questi sono lo spauracchio della ben nota politica del “divide et impera” di latina memoria. La vera emergenza sono questi tre, interessati alla mera sopravvivenza politica: se la suonano e se la cantano e pensano pure di essere intonati. La loro stonata canzone è dolce armonia solo per le lobby sponsor occulti dei Carisma Zero.

Due casi emblematici, proprio in Europa e sotto il naso dei magnifici tre e dei loro altrettanto impotenti predecessori:

  • Belgio, da giugno 2010 senza governo per due anni. Risultato, Pil al 2% mentre il mondo iniziava a pagare a caro prezzo la crisi dei subprime statunitensi
  • Spagna, senza governo da dicembre 2015, con un Pil in crescita costante e la prospettiva di sfiorare il + 3% entro la fine del 2016

Nessuno conosce il futuro: di certo, il presente dell’Europa non è roseo con questi personaggi al timone che dirigono il Titanic continentale verso l’iceberg mentre l’orchestrina esegue la solita e banale musichetta. Panem et circenses…

Libero di non avere lettori, libero di scrivere il cazzo che mi pare